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C'è una scena del film “The Wild Blue Yonder” di Werner Herzog in cui un sommozzatore cammina sul ghiaccio, ma siccome è in immersione e il ghiaccio è quello che ricopre la superficie del mare, in realtà sta camminando a testa in giù. E' una scena che è stata proiettata anche martedì sera all'auditorium, una delle più estasianti e magiche nell'accurata selezione di immagini da quello stesso film e da “The White Diamnond” (sempre del regista tedesco). E' una scena che fotografa perfettamente anche il mood sonoro della serata, dove tante cose sono state capovolte, tante piccole gravità sono state surclassate. Il merito è tutto di un grande violoncellista come Ernst Reijseger, la cui sensibilità musicale è stata spesso messa in secondo piano dall'esuberanza strumentale e dal furore della ricerca. L'altra sera no. L'altra sera il “Requiem For A Dying Planet”, il “requiem per un pianeta morente”, ovvero la sonorizzazione live di alcune immagini dei due film di Herzog alternate a momenti di sola musica, è stato un viaggio semplicemente poetico. Accanto al violoncellista olandese che già da solo è capace di coprire molti spettri timbrici, solo la voce del senagalese Mola Sylla (che ogni tanto imbracciava una kalimba, uno xalam, qualche piccola percussione) e i cori dei cinque componenti del Concordu e Tenore de Orosei. Le voci sarde, quella africana entravano e uscivano continuamente dallo spartito di Reijseger. Passeggiavano sulle musiche che il violoncellista aveva già inserito nei soundtrack originali dei film con una non chalance allibente. Il collante di questa tavolozza improbabile eppure perfettamente riuscita, erano i guizzi ecumenici, l'inclinazione compositiva davvero global, di Reijseger. Così come il suo mulinare continuamente le mani, il suo alternare la presa sullo strumento, passando dall'archetto al pizzicato, passando dalla posa canonica a una presa sul violoncello simile a quella di un bassista elettrico. Onde sonore rigorose, ora spettrali ora solari, piccoli tuoni, sibili, ostinati, nuvolette armoniche capaci di girarsi e ribaltarsi. Come fanno le musiche che non hanno bisogno di esibire passaporti o pedigree. Come fa un sommozzatore che cammina sul ghiaccio. A testa in giù.
Valerio Corzani "Il Manifesto" 18 Marzo 2010
Intervista a Ernst Reijsege
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