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La musica ha sempre avuto un ruolo centrale nell'arte di Werner Herzog. Non è mai stata un'aggiunta ma sempre parte integrante di ogni sua creazione, ma nei suoi più recenti film, Herzog la usa per un passo ulteriore: "Voglio usare l'immaginazione ed il suono in un modo che non avete mai incontrato prima" così scrive all'inizio della produzione del suo ultimo film "The Wild Blue Yonder" (L’ignoto spazio profondo), in cui alcuni spettacolari filmati della Nasa si fondono con riprese degli abissi sotto la calotta antartica, in un meccanismo di sospensione sempre magico e conturbante:
"Raramente si è vista al cinema una sintesi così perfetta e esaltante di suono e immagine" (Alberto Barbera)
"Una delle opere più visionarie, innovative e inaudite viste da tempo. Basta stare al gioco ed è addirittura euforizzante" (Corriere della Sera).
"Il film è un’affascinante esplorazione verso i limiti dell’umano... Un’esperienza unica" (La Repubblica).
Altrettanto si può dire del precedente "The White Diamond" girato da Herzog aggregandosi alla spedizione di un ingegnere inglese che a bordo un aerostato si accinge a sorvolare le gigantesche cascate Kaieteur in Guyana.
Su queste memorabili immagini, Herzog ha innestato le musiche di un ensemble ugualmente strabiliante, in cui si miscelano il violoncello dell’olandese Ernst Reijseger (compositore di tutto il materiale), la voce del senegalese Mola Sylla, le polifonie del gruppo Tenore e Concordu di Orosei, cinque cantanti tradizionali sardi. L’effetto finale è quello di una trance fuori dal tempo e dallo spazio, l’intreccio virtuoso e ipnotico di ingredienti per un’audace coesione tra nord e sud del mondo, tra il jazz d’avanguardia e il patrimonio delle radici più lontane, per un matrimonio che lascia esterrefatti.