Ascoltando le loro ballate, i loro canti "call-and-response", ci si sente trasportati nell’immensità del Sahara.
Si può sentire crepitare il fuoco del campo, si è stregati dal canto vibrante delle donne e dal suono del tehardent e dell’i mzad (due antichi strumenti a corde simili al violino e alla chitarra), mentre le donne, oltre a cantare e danzare, percuotono i tamburi, detti tindè.
Le canzoni festeggiano gli uomini e le donne che erano venerati per il loro ruolo nella comunità durante l’arco della vita. Creano anche canzoni che parlano del cambiamento di ruolo delle donne nella loro società e della ricerca della pace.
Vengono chiamati Tuareg sia dagli amici sia dai nemici, ma loro preferiscono chiamarsi Kel Tagelmoust, "gli uomini del velo" oppure Imajeghen, "gli uomini liberi".
Il gruppo Tartit si é formato originalmente in un campo profughi in Mauritania, dove i suoi membri si sono rifugiati dalla repressione dell’esercito del Mali.
Sono la voce nel mondo delle persone che stanno attraversando uno dei momenti più tragici della loro storia; preservano la loro cultura e la loro genuina gioia di vivere attraversando la siccità, le guerre, l’esilio e i campi profughi.
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