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Brani lunghissimi, che si sviluppano di generazione in generazione, senza protezionismo da parte degli anziani, che invece sono orgogliosi delle innovazioni portate dai giovani, anche se questi ultimi prestano molta attenzione al virtuosismo strumentale. E sul palco, con quattro violini, tre fisarmoniche, due cymbalon e il contrabasso, di virtuosismi e di tenzoni all’ultimo graffio d’archetto se ne ascoltano tantissimi.
La fisarmonica è uno degli strumenti prediletti dai giovani. Marius, fisarmonicista, gioca con le note come se la sua tastiera fosse quella di un sintetizzatore, i suoi assolo li improvvisa nelle strade, dopo aver perso tutto quello che possedeva giocando ai dadi. Jonica, suonatore di cymbalon (sorta di arpa orizontale percossa con delle bacchette) riesce a sorprendere i più anziani per il suo virtuosismo e l’audacia nell’improvvisare.
Chi detiene la tradizione sono i veterani del gruppo: si tratta di un vasto repertorio di ballate intervallate da strofe narrate, nelle quali una voce solista, dialogando a volte con un altro cantante, racconta storie a carattere sociale (“La ballata del ricco e del povero”), mitico (“La ballata del serpente”), satirico (“La moglie dell’oste ”), o epico (“Mihou, l’Haidouks”).
Crooner tzigano, barbiere a tempo perso, Ile Iorga canta i misfatti delle belle fioraie che tradiscono i loro mariti, il dolore delle madri che hanno il figlio in galera, le grandi e piccole tragedie della vita di tutti i giorni.
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