In Europa, solo qualche luogo privilegiato nasconde una musica selvaggia e spontanea come quella che i Lautari suonano a Clejani, un piccolo villaggio in Romania.

Prima conosciuto come il Taraf di Clejani, il Taraf di Haidouks è stato così ribattezzato in omaggio agli antichi banditi della Romania feudale, gli Haidouks. Questa figura simboleggia ancora oggi nelle campagne una certa libertà e giustizia sociale, l’arte di arrangiarsi di un popolo di fronte alle ingenuità del signore.

Aldilà delle influenze bulgare, turche e slave, le antiche ballate dei Taraf de Kaidouks sono tramandate di padre in figlio, in seno ai taraf, termine arabo che designa un ensemble vocale o strumentale a geometria variabile. Nella composizione odierna del taraf, sono presenti tutte le generazioni: Le tradizionali arie evolvono continuamente, trasformate dal desiderio di innovazione dei più giovani.

Quello che fortemente colpisce è il legame, l’interazione viva tra vecchi e giovani, sul palco il gruppo si scompone in piccole formazioni, sempre miste, nelle quali si ha l’impressione riviva ogni volta una qualche forma di scuola. Gli occhi elettrizzati dei giovani guardano verso i loro padri, incalzando e inseguendo allo stesso tempo. I canti sono accompagnati al violino, con il supporto armonico del cymbalon, e quello ritmico del contrabasso e della fisarmonica.