Kocani Orkestar con Paolo Fresu e Antonello Salis
La classe (Fresu); l’estro estemporaneo (Salis); la gioiosa verve esecutiva (Kocan Orchestra). Sono queste le linee guida di un concerto avvincente, informato dall’asimmetria della tradizione ritmica balcanica.
Una band al fulmicotone dalla contagiosa vis ludica, che ha vari punti di forza al suo interno: i melismi vocali d’ascendenza mediorientale; un vorticoso gioco di grancassa/batteria al servizio di esplosivi riff delle ance; diversificazione del tappeto sonoro con ritmi cangianti; oscillazione vertiginosa di tactus. Il tutto shekerato con impegno, passione, piacere di suonare per trasmettere vibrazioni positive.
È insomma un incontro riuscito tra mondo dell’improvvisazione e musica etnica, per elevare a regola l’indeterminatezza delle forme musicali esplorate. In bell’evidenza ritmi danzanti e circolari, rinvigoriti dall’avventuroso armamentario sonoro di Salis, rivolto a depistare tutti con soluzioni inattese.
Alla vena anarchica e sospesa del pianista sardo fa da contrappeso la tromba adamantina di Fresu, mimeticamente spinto dagli indiavolati compagni di viaggio a trarre la parte dionisiaca della sua essenza musicale.
Tutto ciò è per lui un “nostos”, rimando all’apprendistato musicale nella banda di Berchidda, agli inizi degli anni ’80. Ritorno a casa, ma anche sete di conoscenza e confronto con le altre culture.
Un concerto quindi paradigmatico per capire la composita cifra artistica del Nostro, dietro la cui tromba lirica ed intensa c’è qualcosa altro e di più: l’esperienza trans-culturale come continua modulazione di sé. Un sentirsi cittadino del mondo, che fa della flessibilità di stile un tratto peculiare della sua arte.
Notevole anche la stratificazione di tube/trombe/percussioni dell’orchestra, per riportare in vita suoni di antica memoria, con una energia davvero travolgente.
Maurizio Zerbo, All About Jazz - 29 Aprile 2008