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La musica del Rajastan, grazie alla sua vicinanza al Pakistan, subisce oggi una accresciuta influenza del qawwali e dei canti religiosi sufi, grazie soprattutto alla notorietà e alla statura di artisti come Nusrat Fateh Ali Khan. I Manganyar e i Langa, anch’essi mussulmani, hanno quindi incluso nel loro repertorio i canti di devozione Qawwali.
Modellando il gesto e lo sguardo meglio di chiunque altro, in una introduzione poetica ( Doha ) sul tema del racconto amoroso e leggendario di Dhola Maru, il cantante piange la separazione degli innamorati: “persino gli animali, separati dal giorno, si ritrovano uniti dalla notte”.
Le giovani cantanti e danzatrici presentano, invece, la danza Kalbeya , le cui evoluzioni evocano il lungo viaggio del popolo Rom, e sembrano annunciare il destino della donna tzigana, votata alla danza, come il Dio Shiva, importato dal movimento di una erranza cosmica. I Kalbeya sono una casta nomade del Rajastan, e viaggiano senza tende a piedi e a cavallo d’asino. Per il loro modo di vita sono tra i più vicini ai primi Tzigani indiani. Posseggono un vasto repertorio originale di canti, musiche e danze, e spesso sono accompagnati da musicisti Langa.
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