Originari del deserto del Thar, nel nord-ovest dell’India, i Manganyari e i Langa vivono nella regione di Jaisalmer e di Barma, al limite del deserto e della frontiera pakistanese. Da secoli musicisti, cantanti, poeti e compositori di padre in figlio, queste due etnie nomadi vivono oggi vendendo il loro talento artistico.

I musicisti Manganyari e Langa detengono una delle tradizioni più brillanti del continente indiano. Maestri nell’arte del canto, e grandi interpreti di strumenti tradizionali, la loro musica è al limite del classicismo; come nella musica indiana, è basata sul sistema modale dei “raga”, del quale, secondo alcuni musicologi potrebbero essere all’origine. Nell’ambito della struttura melodica, poetica o ritmica, che può variare da 6 a 16 tempi, ogni musicista interviene a turno come solista, improvvisando liberamente.

Il repertorio dei Langa e Manganyar è molto vasto, comprende canti profani (in occasione di feste stagionali e cerimonie familiari), come canti religiosi, dove la tradizione induista si incontra con quella mussulmana, segno del grande spirito di tolleranza. I canti sono in rajasthani , lingua indo-ariana, derivata dall’ avanta, e dalla quale sono nati numerosi dialetti. I testi dimostrano di una grande tradizione poetica popolare, nella quale la voce solista diventa il narratore delle gesta guerriere del suo signore, dell’aristocrazia dei Rajputs; ma i loro versi evocano anche grandi estasi d’amore. Incessantemente tra sacro e profano, la loro nozione d’amore è spesso legata ad una concezione mistica, presente nei versi degli antichi poeti, legando l’amore carnale tra un uomo e una donna a quello del discepolo per il proprio Dio.