"L'Orchestra si era sciolta vent'anni fa. Nessuno di loro aveva rimpianti...La passione era stato l'unico movente. Il mondo li ha (ri)scoperti pochi mesi fa con una sorprendente compilation dei loro vecchi successi, "Pirate's choice". A quel punto la tentazione di Nick Gold della World Circuit, l'etichetta di Buena Vista Social Club, di rimettere insieme l'Orchestra Baobab era diventata un'ossessione. Con l'aiuto di Youssou N'dour nelle vesti di produttore, Gold ha riportato il gruppo in studio per incidere dei nuovi brani. E lì, rigorosamente dal vivo, è nato il loro nuovo album "Specialist in all styles": un ibrido contagioso di musica afro(jazz)-latina tinta di reggae di inaudita bellezza. Se questo disco non sarà primo in classifica in tutto il mondo è solo perchè nell'ambiente della musica la miopia è endemica."
Giuseppe Videtti - Musica di Repubblica
“Giunge a buon fine il presagio costituito dalla pubblicazione espansa di Pirate’s Choice, con materiale che la storica formazione senegalese aveva registrato 20 anni fa, prima di sciogliersi. Era il preludio al vero ritorno con un lungo tour e un disco, Specialist in all Styles. Sponsor ufficiale Youssou N’Dour….La voce d’oro di Dakar sente l’emozione del testimone….il debito di riconoscenza con i veterani della scena nazionale. Avverte, per così dire, il peso della storia, che è nota: l’Orchestra Baobab negli anni ’70 ha precisato la via mandinga alla salsa, metabolizzando in un tessuto fortemente africano gli accenti cubani tornati in Africa a partire dagli anni ’40. Le nuove registrazioni dell’Orchestra Baobab sanno di vecchi dancing tropicali. Come delle istantanee ingiallite. Eppure…Hanno un sapore vintage anche le illustrazioni scelte per il libretto, ispirate all’iconografia promozionale dei barbieri di Dakar, ma a ben guardare ci sono particolari che spostano avanti le lancette. Però con grazia e calma olimpica.”
Marco Boccitto – Alias (5/10/02)
“Sul palco del Quai des Artes sono una decina, tutti in abiti tradizionali. C’è l’avvocato Attisso con la chitarra, ma anche gli altri tre storici pilastri dell’orchestra: i cantanti Balla Sinibe e Rudy Gomis, e il sassofonista Issa Cissokho, una specie di ieratico e allampanato Sun Ra. Se la loro età media è sui cinquanta, quella del pubblico scende vertiginosamente: gruppi di adolescenti ballerini e vecchi fan della Baobab……Nessuno riesce a rimanere seduto con i travolgenti classici della band……E quando l’Orchestra Baobab attacca “El son te llama” in perfetto spagnolo, vedendo ballare questa magnifica platea sotto i ventilatori a gran carriera, lo straniamento tropicale rende difficile stabilire se siamo a Cuba o in Africa.”
Laura Putti – La Repubblica (23/7/02)
“L’Orchestra Baobab è qui e ora, e sul palco di Villa Ada ha dato dimostrazione di quanto ancora inebriante possa risultare la ricetta della sua rumbling rumba, come l’ha chiamata il New Musical Express. Languidezze da nightclub e fuoco ritmico da carnevale. Undici elementi sul palco con il timbro inconfondibile dei due sassofoni a cementare le partiture. Divisa da balera. Molto colorata, e un pacchetto di brani equamente ripartito tra storia e presente.”
Valerio Corzani – Il manifesto (27/7/02)
“C’erano ,onestamente, molte perplessità sulla reunion della mitica Orchestra Baobab…Ed invece il miracolo si è avverato. Come i “guerrieri” di Buena Vista Social Club, anche l’Orchestra Baobab ,grazie all’etoile Youssou N’Dour, si è risvegliata dal torpore, ha buttato via i grigi vestiti….ma soprattutto ha riannodato i fili di un tappeto costruito circa trent’anni fa.
I dieci signori, nati all’ombra del baobab, hanno infatti risposto alla grande nel parco di Villa Raimondi, preso letteralmente d’assalto da compatrioti, curiosi e gente del luogo….L’hanno realizzato con quella salsa alla saheliana (rumba e poliritmia, mambo e spezie pop, swing e patrimonio indigeno) che ancora oggi domina nelle sale da ballo della capitale, dove l’incontro è un roteare vorticoso di gambe e braccia nel vuoto; l’hanno evidenziato su testi esplosivi e al tempo stesso melodici in lingua wolof, mandingo e in uno spagnolo senza senso; l’hanno disegnato infine, attraverso micidiali fraseggi nasali, radici scavate da migliaia di cantastorie aristocratici (i griots) e onde sonore che conoscono le secche scariche delle percussioni, il borbottio sommesso e spericolato dei fiati, il suono rotondo e coinvolgente delle ballate.
In un’ora e mezzo abbiamo sentito tutto l’orgoglio del Sahel, dove inizia la “vera” Africa...
I menestrelli mandingo e wolof, presenti a Villa Raimondi, ci hanno parlato di storie universali (gelosia e amore, sofferenze sociali e spettri di morte, fughe verso il mare e avvilenti gerarchie, bellezze dell’universo e decomposizione) ma subito ci hanno ricordato che sul pianeta c’è anche un unico ritmo: quello dell’Atena nera che chiede di sminuire l’arroganza culturale europea e di discutere un po’ più con Mother Africa e i suoi figli ribelli.”
Giampaolo Rizzetto – L’Arena di Verona (22/7/02)